Skip to main content
  •  

    Altopiano da vivere
    Sovramonte
    Natura-tranquillità-tradizioni

  • Apiano da vivere
    Sovramonte
    Natura-tranquillità-tradizioni

  • Altopiano da vivere
    Sovramonte
    Natura-tranquillità-tradizioni

  • Altopiano da vivere
    Sovramonte
    Natura-tranquillità-tradizioni

  • Altopiano da vivere
    Sovramonte
    Natura-tranquillità-tradizioni

  • Altopiano da vivere
    Sovramonte
    Natura-tranquillità-tradizioni

  • Altopiano da vivere
    Sovramonte
    Natura-tranquillità-tradizioni

Chiesa di San Rocco

Le origini della chiesa di San Rocco sono incerte, tale carenza di notizie è dovuta in particolare modo al fatto che nei primi anni del 1500 con la calata in Italia dell’esercito dell’imperatore Massimiliano a causa dell’incendio delle città di Feltre e Pieve di Servo, gli archivi sono andati distrutti. Si può comunque affermare basandosi su notizie di ordine generale di cui possiamo discorrere che la nascita della chiesa va collegata alla diffusione devozione verso il Santo, che da il nome alla chiesa. Nel 1530 infatti un epidemia di peste colpi la città di Belluno e i luoghi circostanti. Questo evento pose i feltrini in grande timore ed essi per preservarsi dal flagello ricorsero, con parecchie preghiere alla protezione dei santi Rocco e Sebastiano. Accadde che il feltrino fu proprio l’unica zona del Veneto che rimase immune al morbo. Per lo scampato pericolo i feltrini aressero in onore di S. Rocco la chiesa omonima situata a Servo. La prima pietra , secondo la notizia pervenuta fu posta dal vescovo Filippo Maria Campeggio, in data 9 luglio 1576. I Sovramontini dopo che la chiesa fu eretta facevano anch’essi il loro voto, anche se logicamente meno gravoso di quello dei feltrini. Due anni più tardi, nel 1578, gli abitanti delle tre comunità di Servo, Sorriva e Zorzoi promettevano solennemente di visitare in processionalmente la chiesa il primo lunedì e il primo venerdì del mese. Tutti i fedeli delle tre frazioni infatti si dipartivano in solenni cortei e due volte al mese raggiungevano la chiesa dove il pievano di Servo celebrava la santa messa. La chiesa giudiracamente figurava come proprietà delle tre frazioni, ed infatti l’amministrazione era tenuta a rotazione dai massari delle tre parrocchie. Ma, allorché le varie curazie vennero a configurarsi come effettive parrocchie i rispettivi curati si preoccupavano sempre meno di far partecipare i loro fedeli alla celebrazione delle messe votive, e a casa ciò i cortei processionali vennero limitati alla sola parrocchia di Servo, il quale evento ha tuttora parziale consuetudine. Con il passare del tempo il culto venne sempre più a cadere tanto che che già verso la metà del 700 la chiesa di San Rocco, era sempre più chiusa e quasi deserta. Il 14 gennaio 1742 il massaro della chiesa di S. Rocco , Antonio Cengia , rilevava che sarebbe un atto lodevole e santo ripristinare l’antico costume della processione comunitaria alla chiesa del santo. Tale proposta fu accolta a pini voti dagli abitanti delle tre frazioni e allora essi decisero che si sarebbero trovati insieme almeno una volta al mese per partecipare alle funzioni religiosa. Nel 1836 un epidemia di colera colpì il sovramontino oltre che buona parte del feltrino ed in particolare modo i paesi di S. Giustina e Formegan. Fecce 60 vittime solo a Faller, che fu la frazione più colpita , e nel periodo intercorso tra giugno e settembre provocò in tutto il comune ben 127 morti. La popolazione terrorizzata giunse addirittura di parlare di untori e avvelenamenti.; il colera si crede sia iniziato a Faller verso la fine giugno con la morte di del giovane Francesco di Francesco. Scoppiò violentemente a luglio e in questo mese ci furono infatti 57 morti solo in quella frazione e cessò bruscamente ai primi di agosto. Nelle frazioni di Servo, Sorriva e Zorzoi i morti furono rispettivamente 23, 9 21. furono quasi pressoché risparmiate le frazioni di Aune e Salzen (solo 4 morti). Di fronte a questi fatti e al pericolo di tragiche conseguenze, gli abitanti di delle 3 frazioni pensarono di rincorrere ancora all’intercessione di San Rocco e effettuarono un voto che comprendeva oltre al suffragio annuale delle vittime il restauro e l’abbellimento della chiesa. La chiesa quale è nella sua forma attuale dovrebbe dunque risalire a quel periodo. A confermare questa tesi figurano dietro l’altare e dietro la pala una scritta significativa e una data “Ex voto” e “1836”. Analizzando la struttura interna della chiesa e soprattutto la navata con soffitto piano vien a pensare ad un rifacimento di tipo ottocentesco.

Dalla riviste pastorali del Rovello

Giorno 3 luglio 1585 mattino

Ho visitato la chiesa di S. Rocco che sorge sopra la villa di Servo, la quale è situata sul colle verso est, è ben tenuta , ben coperta, le pareti sono in parte intonacate in parte lasciate grezze. C’è un rosone sopra la porta principale. Ha due finestre l’una verso sud nella cappella l’altra sopra la porta maggiore senza vetri. Il pavimento è completamente, ricoperto in parte da assi ed in parte da sassi. Due porte l’una sulla facciata l’altra a destra con dei battenti discreti. Due discrete acquasantiere. Non ci sono sedie se non nella cappella. Nella cappella ci sono nidi di uccelli. L’altare è stato consacrato ma non costruito secondo le norme ne provvisto degli oggetti necessari; manca di quasi tutti gli ornamenti ad eccezione delle icone, delle tovaglie e del tappeto. La cappella è provvista di arco e dipinta. In essa c’è l’abitudine di celebrare la messa ogno volta che in un anno rincorre la festa di S. Parnaso, di S. Rocco , di S. Sebastiano ed in due altre ricorrenze durante l’anno. Ha un campanello . Ha un capitello con una campanella dalla parte verso nord. In essa entra l’acqua verso nord per le parti rotte bisogna prevedere. I paramenti tutto il resto necessario per celebrazioni viene portato dalla chiesa parrocchiale.

Rovelius Iacobus