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Palazzo Valle

L'edificio è situato nel cuore dell’abitatodi Zorzoi, a fianco del Capitello dei Santi Vittore e Corona e a pochi passi dal grande lavatoio. I dalla Valle, o Avale, qui documentati dalla seconda metà del XIV secolo, si affermarono progressivamente fino a diventare, verso la fine del Cinquecento ed gli inizi del Seicento, i principali commercianti di legname dell’intera Valle del Cismon.
Ed è proprio all'apice della loro storia che si costruirono questo notevole edificio, decorando l’interno della splendida sala da pranzo. La data, riportata scolpita sull'architrave di un portale e ripresa a graffito sugli affreschi, riporta al 1602, mentre viene ricordato come proprietario un certo Francesco Avale. L’edificio si presenta con le tipiche forme del palazzo urbano delle aree periferiche di influenza tedesca. Caratteristica dell’ambiente montano sono i grossi spessori murari, la distribuzione parsimoniosa di piccole finestre e gli ambienti interni dalle altezze ridotte: tutti accorgimenti per minimizzare le dispersioni di calore nei lunghi e freddi mesi invernali. Il Piano nobile del palazzo comprende, oltre alla cucina con la ritonda, un corridoio di disimpegno, illuminato da una bella bifora, davanti alla quale, in corrispondenza di un muro di spina, è inserito un lavabo in pietra su cui sono scolpiti simboli di proba-bile significato cabalistico. Poco oltre vi è la sala da pranzo riccamente decorata: gli affreschi alle pareti raffigurano, in sei scene racchiuse da cornici a finte architetture e grottesche con motivi vegetazionali di gusto ancora cinquecentesco, il Paradiso Terrestre, secondo il racconto della Genesi. La narrazione inizia dalla parete ovest, dove sono raffigurate due scene (Creazione dell’uomo e della donna), per proseguire a nord (Ammonimento del Padre, il Peccato Originale, la Condanna) e terminare con l’ultimo riquadro ad est (la Cacciata). A sud due finestre, di cui una tamponata, sono disposte simmetricamente ai lati del semplice caminetto in pietra. La cappa è anch'essa affrescata, ma successivamente al ciclo principale, e presenta uno stemma di fantasia con ricco fastigio. Lo sfondo a finto marmo è ripreso dallo sguancio delle finestre. Ai lati due figure abbraccianti una colonna rappresentano i pilastri della casa, i numi tutelari del fuoco domestico.
Le decorazioni ad affresco si devono a due mani diverse: lo comprovano sia la differenza stilistica tra gli apparati decorativi, eseguiti per primi, ed i riquadri scenici, sia gli stacchi evidenti delle giornate di stesura dell’intonachino. Notevole è la fascia a grottesche in cui, ai girali di foglie, si inseriscono figure leggendarie: i rimandi a quelle presenti sulle facciate dei palazzi feltrini sono molto forti.
Il soffitto a formelle, derivato dal tipo “alla Sansovino” ma reso con un linguaggio più popolare, presenta l’intera superficie lignea a vista decorata a tempera con motivi vegetazionali, festoni ed a-grumi che inquadrano animali, scene popolari e segni zodiacali, in una sorta di dizionario simbologico dell’epoca. Tale ciclo, legato ancora a schemi veneti del Cinquecento, rappresenta a tutt'oggi per la sua quasi totale integrità, il soffitto ligneo bellunese più importante che si possa trovare in un’architettura residenziale.